E’
l’intenso ed emozionante racconto di un padre, sopravvissuto al campo di
sterminio nazista, che ripercorre il profondo legame con la piccola
Sara, sua figlia, e le esperienze tanto travolgenti, quanto dense di
particolare umanità, condivise con lei fino all’attimo della definitiva
separazione.
Lo spettacolo si dipana
sul lucido filo di una memoria viva che ancora si nutre delle domande
di Sara, talora ingenue e talora “impertinenti”, la cui disarmante
semplicità mette sempre più a nudo il risvolto profondo del dramma in
esse sotteso.
Gli slanci di tenerezza
e di gioia si alternano e si intrecciano, così, con lo scorrere della
tragedia, rappresentata, anche visivamente, su diversi piani e livelli
avvalorati da una struttura scenica che si fa centro del ricordo e degli
affetti, o intimo rifugio dal terrore, o luogo della devastazione e nel
contempo di ricerca e di riaffermazione del bisogno di nuova umanità.
Qui tutto ha un valore
preciso e in questo senso qui tutto “si consuma”, dalla danza, alla
segregazione, alla cattura, all’epilogo. Ma perché nulla vada perduto
nell’oblio del tempo polveroso.
Lo
spettacolo, registicamente costruito su un ritmo serrato, senza mai
indulgere più del dovuto sulle varie e più pesanti situazioni in esso
concatenate, è sorretto da una notevole interpretazione drammatica di
Alessandro Gigli fatta di passaggi fisici e vocali di
pregio che si
incontrano, fino a con-fondersi, con il prezioso tessuto sonoro (dal
vivo) composto ed eseguito dal musicista Alessandro Verdecchia.
Voci e strumenti ( dai
flauti armeni, al clarinetto, al disco armonico, al flauto basso…al
bastone della pioggia) determinano così una partitura di particolare
efficacia, capace di coinvolgere, di scuotere, di emozionare.
DESTINATO AD UN PUBBLICO DI ETA’
SUPERIORE AI 12 ANNI ESIGENZE TECNICHE: Durata 50’, Spazio scenico
minimo: cm. 600x,600x320 (h.), Carico luci Kw. 8, presa pentapolare
380V. Montaggio 2 ore, Smontaggio
1 ora.